domenica 22 gennaio 2017

Recensione #57 - Leviatano

Salve, lettori! Anche oggi, recensione di un testo filosofico!


Titolo: Leviatano

Titolo originale: Leviathan

Autore: Thomas Hobbes

Data di pubblicazione: 2015

Editore: RCS Libri (BUR)

N° di pagine: 757

Prezzo:  €13

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Sinossi: Vitale rappresentazione dello Stato moderno, longeva e barocca figura di pensiero politico nelle sembianze di un mostro biblico, il "Leviatano" è certamente l'opera filosofica più dibattuta degli ultimi quattro secoli: vi sono contenute le radici del moderno Stato di diritto e di esperienze politiche antiassolutistiche come la Rivoluzione francese, elementi necessari a comprendere le vicende più recenti delle democrazie europee. Pubblicato per la prima volta nel 1651, al termine di un'epoca che aveva visto l'Europa dilaniata da guerre civili e di religione, il "Leviatano" definisce tutte le logiche e le categorie della modernità, inclusa la loro duplicità e contraddittorietà. Perché reca in sé non solo un'architettura di istituzioni, ma anche un campo di conflitti, non solo la stabilità, ma anche la possibilità del fallimento. Superare la forma Stato descritta in queste pagine resta una delle grandi sfide del XXI secolo. Con un saggio introduttivo di Carlo Galli.




Il Leviatano è un testo che mi ha sempre attirato, ma non avevo particolare voglia di leggerlo. Filosofia non è proprio il mio ambito. Eppure... 
Hobbes si concentra sulla Politica e, in particolare, nello Stato. Divide quindi il suo testo in quattro sezioni: 1) Dell'Uomo, 2) Dello Stato, 3) Di uno Stato Cristiano e 4) Del Regno delle Tenebre.
Per quanto mi riguarda, ho trovato piuttosto interessanti la prima e la seconda parte, mentre il mio interesse è abbastanza crollato sulla terza parte.
In Dell'Uomo Hobbes si cimenta nella descrizione delle caratteristiche umana, come i sensi, l'immaginazione, la parola. Inoltre parla anche di ragione e scienza, come anche di religione, nonché delle altre caratteristiche umane come le passioni. In questa prima parte ci chiarisce le leggi di Natura e le cause del naturale conflitto che c'è tra uomo e uomo. Interessante, no?
Anche la seconda parte non delude: Hobbes ci parla di come si viene a creare uno Stato, di cosa porta gli uomini ad abbandonare le loro caratteristiche naturali che li portano al conflitto, aderendo ad un patto con altri uomini, il cui fine primo sono la pace (che sostituisce la guerra dell'uomo in natura) e la sicurezza. Ci parla quindi della figura del Sovrano e tutto ciò che riguarda lo Stato e i sudditi. Questa è la parte che più mi interessava, personalmente.
La terza parte, invece... Hobbes ci parla dello Stato Cristiano, e così facendo ci parla di Dio e tira fuori spezzoni dei testi sacri cristiani, che compongono la maggior parte di questa sezione. Mi sembrava di essere tornata a fare catechismo, che già mi annoiava da piccola, figuriamoci ora. 
Nella quarta parte ci parla del nostro mondo corrente, che secondo lui è nel periodo del Regno delle Tenebre e, a continuare la sezione precedente, ci dice che il regno di Dio non è ancora venuto.
Pur essendo un testo corposo (e questa versione ha dei caratteri minuscoli), è interessante e tutto sommato sono contenta di averlo letto.
Anche il saggio di Galli è piuttosto interessante, e la traduzione, correlata di note, ottima.


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