mercoledì 1 marzo 2017

Recensione #72 - Le Belle Cece

Si, sono in ritardo con un sacco di cose! Con le letture, con i post del blog, con tutto! Povera me! In realtà è colpa mia: con le serie tv da guardare e le fanfiction da leggere che mi ero persa da mesi... E fa lo stesso, oggi vi propongo una recensione! Il libro è stato letto per:


LA LIBRIDINOSA - Leggi un libro scelto dalla proprietaria del banner. Laura ha scelto per te “Le belle cece” di Andrea Vitali. Il completamento di questo obiettivo ti darà 2 punti. 


Titolo: Le belle Cece

Autore: Andrea Vitali

Data di pubblicazione: 2015

Editore: Garzanti

N° di pagine: 214

Prezzo: €16,40

Link per l'acquisto: Amazon
Trama:  Maggio 1936. Con la fine della guerra d'Etiopia nasce l'impero fascista. E Fulvio Semola, segretario bellanese del Partito, non ha intenzione di lasciarsi scappare l'occasione per celebrare degnamente l'evento. Astuto come una faina, ha avuto un'idea da fare invidia alle sezioni del lago intero, riva di qui e riva di là, e anche oltre: un concerto di campane che coinvolge tutti i campanili di chiese e chiesette del comune, dalla prepositurale alla cappelletta del cimitero fino all'ultima frazione su per la montagna. Un colpo da maestro per rendere sacra la vittoria militare. Ma l'euforia bellica e l'orgoglio imperiale si stemperano presto in questioni ben più urgenti per le sorti del suo mandato politico. In casa del potente e temutissimo ispettore di produzione del cotonificio locale, Eudilio Malversati, si sta consumando una tragedia. Dopo un'aggressione notturna ai danni dell'ispettore medesimo, spariscono in modo del tutto incomprensibile alcune paia di mutande della signora. Uno è già stato rinvenuto nella tasca della giacca del Malversati. Domanda: chi ce l'ha messo? E perché? Il problema vero, però, non è questo, bensì che fine abbiano fatto le altre. Dove potrebbero saltar fuori mettendo in ridicolo i Malversati, marito e moglie? Non essendo il caso di coinvolgere i carabinieri, per non mettere in giro voci incontrollabili, il Semola viene incaricato di risolvere l'enigma. Ma alla svelta e senza lasciare tracce, o le campane, questa volta, le suonerà il Malversati, con le sue mani, e saranno rintocchi poco allegri per la carriera del Semola.



Tasche posteriori strappate,
stoffa del pantalone lesa irreparabilmente.
Stesso discorso per la giacca.
Da buttare senz'altro.
Però, prima...
"Fammi controllare"
Nelle tasche interne della giacca, dove teneva...
"E questo cos'è?"
Disse, chiese.
Il tono che gli uscì era una via di mezzo.
La Verzetta, al vedere quella roba pinzata
tra le dita del marito, si portò le mani al volto.
Il Semola si alzò e fece due passi per vedere meglio.
Da vicino non ebbe dubbi.
Mutande.
Da donna.


Allora, come sospettavo Vitali non è proprio il mio genere. Ho trovato la storia noiosa, come anche lo stile di scrittura, anche se, menomale, grazie ad esso si legge velocemente anche se non ce n'è la voglia. Penso che se mi ricapiterà Vitali salterò l'obiettivo.
Comunque, ci troviamo nel paese di Bellano durante il periodo fascista. Mentre Semola cerca di organizzare qualcosa di grandioso per la creazione dell'impero fascista, grazie alla fine della guerra in Etiopia. Un'idea sciocca, come gli viene detto più volte, ma lui è ancor più scemo e non dà ascolto a nessuno. Tutto ciò viene messo in secondo piano quando Semola viene incaricato di risolvere un tragico mistero: alcune paia di mutande della signora Verzetta Cece in Malversati sono scomparse! E chi le ha prese? Al Semola il compito di scoprirlo.
Perché non coinvolgere i carabinieri? Be', per prima cosa non si capisce bene se sia un furto o meno, e poi è una cosa imbarazzante da andare a dire. Vi vedete voi ad andare in caserma dicendo "Mi hanno rubato le mutande?" Io no, che tanto di sicuro sono cadute dal balcone mentre si asciugavano, nel mio caso. La cosa sarebbe imbarazzante per tutta la famiglia! Tanto più che prima si scopre la soluzione dell'enigma, meglio è! E così il nostro Semola ha solo due giorni, altrimenti, chi lo sa cosa potrebbe fare il Malversati?
In mezzo ci finirà poi un innocente, un uomo di colore al servizio di "Dolcineo", che quando era tornato dalla guerra se l'era portato appresso e si pensa che i due siano una coppia. E da chi è partita l'accusa? Da Semola, va là, che doveva per forza trovare un colpevole, e chi meglio del "negro"?
Come ho detto, ho trovato tutto piuttosto noioso e senza senso, proprio non il mio stile. Ma posso capire perché ad alcune persone piaccia: non è una lettura impegnativa e permette di staccare un po' la testa da cose più complesse.
Il personaggio di Semola è uno dei più stupidi che ho incontrato fino ad ora. Insomma, ha senso per via della storia e di come è scritta, ma visto che non mi è piaciuta...
Più interessante è stata la signora Malversati, da cui è partito tutto, a causa delle sue mutande che finivano in posti improbabili. 
A parte i personaggi un po' stereotipati e piatti, a me ha irritato anche l'omofobia dei personaggi. Oddio, storicamente accurata e quello che volete, ma a me ha dato fastidio comunque...
E fa lo stesso, la prossima volta lascio il libro di Vitali a qualcuno che possa apprezzarlo...

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