domenica 23 aprile 2017

Recensione #92 - Il profumo delle foglie di limone

Ciao! Oggi vi do il benvenuto con una nuova recensione. Il libro è stato letto per:

COPERTINA VERDE: Leggi un libro con la copertina prevalentemente
verde (vanno bene anche le sfumature).
Il completamento di questo obiettivo ti darà 2 PUNTI.



Titolo: Il profumo delle foglie di limone

Titolo originale: Lo que esconde tu nombre

Autore: Clara Sánchez

Data di pubblicazione: 2011

Editore: Garzanti

N° di pagine: 360

Prezzo: €9,90

Link per l'acquisto: Amazon

Trama: 
Spagna, Costa Blanca. Il sole è ancora molto caldo nonostante sia già settembre inoltrato. Per le strade non c'è nessuno, e l'aria è pervasa da un intenso profumo di limoni che arriva fino al mare. È qui che Sandra, trentenne in crisi, ha cercato rifugio: non ha un lavoro, è in rotta con i genitori, è incinta di un uomo che non è sicura di amare. È confusa e si sente sola, ed è alla disperata ricerca di una bussola per la sua vita. Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili: si tratta di Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti. Sono come i nonni che non ha mai avuto. Momento dopo momento, le regalano una tenera amicizia, le presentano persone affascinanti, come Alberto, e la accolgono nella grande villa circondata da splendidi fiori. Un paradiso. Ma in realtà si tratta dell'inferno. Perché Fredrik e Karin sono criminali nazisti. Si sono distinti per la loro ferocia e ora, dietro il loro sguardo pacifico, covano il sogno di ricominciare. Lo sa bene Julian, scampato al campo di concentramento di Mathausen, che da giorni segue i loro movimenti passo dopo passo. Ora, forse, può smascherarli e Sandra è l'unica in grado di aiutarlo. Non è facile convincerla della verità. Eppure, dopo un primo momento di incredulità, la donna comincia a guardarli con occhi diversi. Adesso Sandra l'ha capito: lei e il suo piccolo rischiano molto. Ma non importa. Perché tutti devono sapere. Perché ciò che è successo non cada nell'oblio. E che il male non rimanga impunito.



"Certe cose non si possono lasciare così
di punto in bianco, vero Julianín? È l'unica cosa che posso
fare per non pensare a ciò che mi aspetta. Ricordi? Quando
entrai là dentro ero un ragazzino come tanti."


Ci troviamo in Spagna. Julian non riesce a lasciare indietro il passato e, quando gli arriva una lettere del suo amico Salvador, decide di finire il lavoro cominciato dall'ex compagno di prigionia a Mathausen e di mettersi sulle tracce dei nazisti da lui scovati. Sandra, invece, è una donna con molti problemi, incinta, che cerca di dare un senso alla sua vita. In spiaggia le viene un malore, e viene soccorsa da due vecchietti all'apparenza innocui che la inseriscono lentamente ed inesorabilmente nelle loro vite. I destini di Julian e Sandra sono collegati da un male che si traveste da bene e che, pur ingannando la giovane donna, non abbaglia l'anziano.
Questo è un libro che mi è stato consigliato di leggere tempo fa, e che avevo voglia di leggere da un po'. Vedendolo osannato ovunque, ho avuto aspettative molto alte. Che però non sono state soddisfatte. Sì, perché è stato molto difficile arrivare alla fine di questa storia, in quanto lo stile di scrittura era lento e noioso e i personaggi non mi hanno coinvolta per nulla.
Abbiamo due fronti: uno è quello di Julian, ormai rimasto solo nella sua battaglia contro i propri carnefici, tormentato dal passato che non gli permette di vivere felicemente i suoi ultimi anni; l'altro è invece formato da un gruppo di nazisti che sono sopravvissuti alla fine della guerra e si sono rifugiati in delle belle case, forti del fatto di essere insieme e di non avere alcun rimorso per le atrocità commesse, ancora legati alla loro vita passata. Un contrasto assoluto tra la vita delle vittime e quella dei carnefici che mi ha lasciata non stupita, ma rabbiosa. Non ero stupita perché essere vittime di una cosa del genere per forza di cose ti lascia l'odio in corpo, la voglia di vendetta, un chiodo fisso che non può lasciarti. Ma anche i carnefici non erano pentiti e continuavano a vivere di ciò che avevano rubato alle loro vittime, ed è una cosa che mi ha disgustata.
Le azioni di Julian sono dettate dall'odio, che è ormai tutto quello che gli è rimasto, a parte la figlia. Sono d'accordo con lui sul fatto che coloro che hanno commesso certe atrocità non hanno il diritto di stare al sicuro, che non importa quanto vecchi siano, devono pagare ed essere puniti.
Il gruppo di nazisti, invece, sembra ossessionato dalla loro giovinezza passata: usano una "medicina miracolosa" per sentirsi meglio, fanno feste in cui si agghindano come quando erano giovani, legati alla loro Confraternita. Cercano di sfuggire in tutti modi alla vecchiaia che incombe su di loro come un avvoltoio. Quelli che conosciamo meglio, per così dire, sono Fred e Karen, moglie e marito. Tutti e due sanno essere crudeli e spietati, ma Karen lo è di più. È lei la forza trainante di questa coppia, che si avvinghia a Sandra e cerca di spillarle tutta l'energia che ha in corpo.
Gli altri, ovvero Alice, Otto, Elfe, Sebastian, Heim, sono quasi accennati, non sono caratterizzati quanto i due coniugi norvegesi. Alice e Sebastian hanno più interazioni con Sandra e Julian, ma tant'è.
Nel gruppo nazista ci sono anche dei giovani, come Frida, Martin e Alberto. In un certo senso è questa la parte più inquietante: che l'ideologia dello sterminio attecchisca anche sui giovani d'oggi, come in effetti succede.
Sandra si trova in mezzo: dopo un po' di incertezza, diventa la spia di Julian, mettendo in pericolo sé stessa e il figlio che le sta crescendo in grembo. Lei, che dovrebbe essere la protagonista (assieme a Julian), è il personaggio che mi è piaciuta meno. Patetica, stupida e lenta a capire, debole e piena di pare, non sopportavo di dover leggere il suo Punto di Vista e attendevo quello dell'anziano sopravvissuto per sfuggire alla noia. Davvero, è insopportabile. Ho passato più tempo ad alzare gli occhi al cielo per colpa sua che a voler sapere come continuava la storia.
Avrete capito quindi che è una lettura che mi ha delusa, e di sicuro non leggerò il seguito.

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